Cerchi uno psicologo online per manager e professionisti sotto pressione? In questa pagina trovi come lavoro, una tecnica da provare subito e la storia dei miei 25 anni in azienda prima della psicologia.
Continui a consegnare. Le riunioni le porti a termine, i numeri li chiudi, il team lo tieni insieme. Dall’esterno funziona tutto.
Poi ti svegli alle quattro del mattino con la testa già dentro il lavoro. Il pensiero di aprire la casella di posta ti dà un peso fisico allo sterno. Ti accorgi di non ricordare l’ultima volta che una domenica è stata davvero una domenica.
Questa distanza tra come appari e come stai è una delle esperienze più frequenti tra le persone con ruoli di responsabilità. Ed è anche una delle meno raccontate, perché in azienda ammetterla sembra un rischio. Non è un fenomeno marginale: secondo l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), lo stress è tra i problemi di salute legati al lavoro più segnalati in Europa, e circa la metà dei lavoratori lo considera una condizione comune nel proprio ambiente professionale.
Perché uno psicologo online “per manager”? Non basta uno psicologo qualsiasi?
Un buon percorso psicologico funziona a prescindere dalla professione di chi lo intraprende. Ma chi ha ruoli di responsabilità porta in seduta un contesto specifico: obiettivi rivisti a metà anno, decisioni prese con informazioni incomplete, la solitudine di chi non può mostrarsi in difficoltà né verso l’alto né verso il basso.
Se il professionista conosce quel contesto dall’interno, si salta una fase intera: non devi spiegare cos’è una review, perché un budget mancato pesa così tanto, o cosa significa gestire un collaboratore difficile mentre il tuo capo ti chiede di più. Prima di diventare psicologo ho lavorato 25 anni in azienda come Account Manager, occupandomi di vendita, progetti e relazioni complesse con clienti e colleghi. Quando racconti una dinamica aziendale, so di cosa stai parlando — perché per due decenni è stata anche la mia quotidianità.
Questo non mi rende un terapeuta migliore in assoluto. Rende però il lavoro più veloce e più concreto, e per molte persone abbassa sensibilmente la soglia di ingresso.
Stress lavorativo nei ruoli di responsabilità: quattro situazioni tipiche
Il pensiero che non si stacca. Sei fisicamente a casa ma la mente è dentro un problema di lavoro. Guardi un film e non ricordi la trama. Non è mancanza di volontà: è un sistema di allerta rimasto acceso troppo a lungo, che non ha più un interruttore evidente. Ne ho parlato in modo approfondito nell’articolo sulla gestione dello stress.
La sensazione di non meritare il ruolo. Più cresci, più aumenta la sensazione di essere lì per caso, e più diventa impossibile dirlo a qualcuno. Molte persone in posizioni di responsabilità convivono per anni con il timore di essere “scoperte”, pur avendo risultati oggettivi che dicono il contrario.
L’ansia prima dei momenti esposti. Una presentazione, un colloquio con il capo ufficio, una trattativa. Il corpo reagisce prima della testa: tachicardia, respiro corto, la mente che va in bianco. Poi la performance riesce comunque — e proprio questo rende difficile prendere sul serio il problema.
L’irritabilità che si scarica fuori. Al lavoro tieni. A casa no. Reagisci a cose minime, e poi ti senti in colpa. È uno dei segnali più frequenti di un carico che ha superato la soglia di gestione — e uno dei primi campanelli del burnout nei manager.
Se ti riconosci in una o più di queste situazioni, non stai leggendo la descrizione di una malattia. Stai leggendo la descrizione di un carico che ha bisogno di essere gestito in modo diverso.
Una tecnica che puoi provare da stasera: il rimando programmato della preoccupazione
Per darti un’idea concreta di come si lavora in un percorso cognitivo-comportamentale, ecco una tecnica validata per uno dei problemi più diffusi: il rimuginio serale, quello che ti tiene sveglio a rigirare scenari di lavoro. Si chiama worry postponement (rimando programmato) e funziona così:
- Fissa un “appuntamento con le preoccupazioni”: 15 minuti al giorno, sempre alla stessa ora, mai a ridosso del sonno (ad esempio le 18:30). Mettilo in agenda come una riunione.
- Quando un pensiero lavorativo si presenta fuori orario, non cercare di scacciarlo (non funziona, rimbalza più forte). Prendine nota in una riga sul telefono: “budget Q3”, “mail a Fabio”. Poi di’ a te stesso: se ne parla alle 18:30.
- All’orario stabilito, siediti e rimugina di proposito sulla lista, per i 15 minuti pieni. Puoi scrivere, per ogni voce: è un problema risolvibile? Se sì, qual è il primo passo concreto? Se no, cosa sto ottenendo continuando a pensarci?
- Allo scadere del tempo ti fermi, anche se non hai “finito”.
Sembra un trucco banale. In realtà lavora su un meccanismo preciso: insegna al cervello che le preoccupazioni hanno uno spazio garantito, e quindi non serve più presidiarle ventiquattr’ore su ventiquattro. La maggior parte delle persone nota due cose entro un paio di settimane: molte voci della lista, riviste a distanza, si sono già sgonfiate da sole; e il rimuginio notturno perde intensità, perché ha perso la sua funzione.
Se la provi e funziona, quello che accade in un percorso è la stessa cosa su scala più ampia: strumenti mirati, applicati ai tuoi meccanismi specifici, con verifica dei risultati.
Il percorso con lo psicologo online: come lavoro con manager e professionisti
Lavoro con un approccio cognitivo-comportamentale integrato con la mindfulness, su tre piani:
Capire i meccanismi. Individuare cosa attiva davvero la reazione di allarme, quali pensieri la alimentano e quali strategie — spesso ragionevoli in origine, come il controllo continuo o il non delegare mai — stanno ora peggiorando la situazione.
Costruire strumenti utilizzabili. Tecniche per l’ansia anticipatoria, per la gestione dell’attivazione fisiologica, per l’assertività nelle relazioni difficili. Cose che si usano prima di una riunione, non solo in seduta.
Rivedere i criteri. Molte persone in ruoli esigenti operano con standard interni che non imporrebbero mai a un collaboratore. Questo è spesso il lavoro più profondo, e quello che produce i cambiamenti più stabili — anche sul modo di esercitare la leadership.
Non è un percorso indefinito: definiamo insieme, all’inizio, su cosa lavoriamo e da cosa ci accorgeremo che qualcosa si sta muovendo.
Psicologo online per manager: come funzionano le sedute a distanza
Ricevo nel mio studio di Empoli e online, in videochiamata. Per chi ha giornate piene, trasferte frequenti o semplicemente nessuna voglia di aggiungere spostamenti a una settimana già satura, la modalità a distanza è spesso l’unica realmente sostenibile nel tempo: la seduta si inserisce tra un impegno e l’altro, da casa o da una stanza riservata in ufficio.
Se ti chiedi se il formato online possa andare bene per te, ho scritto un articolo dedicato: Psicologo online: è per tutti?
Ogni colloquio, in studio o a distanza, si svolge in un contesto protetto e coperto dal segreto professionale.
Domande frequenti
Devo avere una diagnosi o “stare male davvero” per iniziare?
No. Molte persone iniziano un percorso proprio per non arrivare al punto di rottura: si lavora meglio, e più in fretta, quando il carico è alto ma la persona funziona ancora. Se ti stai facendo la domanda, è già un buon momento per un primo contatto.
Le sedute con uno psicologo online per manager sono efficaci quanto quelle in studio?
Per i percorsi di sostegno psicologico e di gestione dello stress, la letteratura disponibile indica risultati comparabili tra formato online e in presenza. Ciò che conta è la continuità e la qualità della relazione professionale, non il mezzo.
Quanto dura un percorso con lo psicologo online?
Dipende dagli obiettivi, ma l’approccio cognitivo-comportamentale è per sua natura orientato a risultati osservabili in tempi definiti. Dopo i primi colloqui concordiamo insieme obiettivi e verifiche periodiche: saprai sempre a che punto siamo e perché.
I contenuti delle sedute possono arrivare al mio datore di lavoro?
No. Il percorso è privato, lo scegli e lo gestisci tu, ed è coperto dal segreto professionale. Non ha alcun collegamento con l’azienda per cui lavori (diverso è il caso dei progetti di psicologia aziendale, che le aziende attivano per i propri dipendenti su base volontaria).
Che differenza c’è tra il tuo percorso e il coaching?
Il coaching lavora su obiettivi e prestazioni. Un percorso psicologico può includere questi aspetti, ma lavora anche sui meccanismi che stanno sotto — ansia, rimuginio, standard interni, storia personale — con strumenti clinici validati e le garanzie di una professione sanitaria regolamentata.
Il primo passo
Se qualcosa di quello che hai letto ti riguarda, il modo più semplice per capire se un percorso con uno psicologo online per manager ha senso per te è parlarne.
Scrivimi o contattami: fissiamo una breve chiamata conoscitiva, telefonica o in videochiamata, per fare chiarezza sulla tua situazione e valutare insieme se e come procedere. Non è una seduta e non comporta alcun impegno.
Dott. Marco Marchini — Psicologo, iscritto all’Albo degli Psicologi della Toscana n° 10.097. Prima di dedicarmi alla psicologia ho lavorato 25 anni in azienda come Account Manager. Oggi accompagno manager, professionisti e sportivi in percorsi di sostegno psicologico con approccio cognitivo-comportamentale e mindfulness, in studio a Empoli e online.
Fonti
- EU-OSHA — Psychosocial risks and stress at work
- Borkovec, T. D., et al. — Stimulus control applications to the treatment of worry
- Organizzazione Mondiale della Sanità — Burn-out an “occupational phenomenon” (ICD-11)

